Posted On 11 novembre 2016 By In ARTICOLI With 1116 Views

Ricordo di Walter Piludu: libertà, laicità e senso della vita

(di Mario Aldovini)

Dopo cinque anni di vita sempre più pesantemente condizionata dalla SLA, è morto nei giorni scorsi Walter Piludu, allungando la lista di coloro che sono costretti ad aggiungere, alle sofferenze inevitabili della malattia, il tormento della lotta per non essere espropriati della titolarità stessa della loro vita. Politico di rigorosa coerenza, negli anni della malattia si era speso per portare in evidenza il tema dell’eutanasia.
Da tempo la scienza medica (con i mezzi potentissimi messi a punto dalla chimica e dalle tecnologie più evolute) ha sviluppato la capacità non soltanto di guarire ma anche di prolungare la vita a limiti inimmaginabili fino a pochi anni fa: e non sempre si tiene conto della qualità della vita che si protrae, della volontà della persona, della definizione dei diritti sulla propria vita. Poiché si tratta di temi che solo recentemente si sono affacciati alla riflessione, non ci sono precedenti significativi e condivisi, e la ricerca comporta percorsi e confronti molto complessi. In una società pluralistica, quale la nostra si definisce, nel campo della bioetica le certezze comuni sono da costruire più che da scoprire e laddove non si concordi è implicito il riconoscimento di pari dignità alle diverse opzioni etiche e spirituali.
Da tempo noi di Libera Uscita concentriamo il nostro impegno sul testamento biologico, ma abbiamo chiaro che esso è un obiettivo parziale, una componente di un sistema di garanzie al riconoscimento del diritto a morire con dignità: l’approfondimento è aperto in varie direzioni, e certo oltre la rivendicazione al rispetto dell’articolo 32 della Costituzione premono istanze di riattribuzione all’individuo del diritto a disporre della propria vita. Proprio su questo tema Walter Piludu si era impegnato, nei suoi anni di malattia, sul tema dell’eutanasia. Aveva inviato lettere a molti politici italiani e al papa chiedendo un intervento volto ad accelerare la discussione parlamentare su temi legati al diritto di morire e all’eutanasia: pare che nessuno abbia dato riscontro, e che Angelino Becciu, sostituto della segreteria vaticana, abbia risposto così a Piludu: “Il Papa è rimasto colpito dal fatto che lei, anche in questa tragica situazione e pur non avendo alcuna fede religiosa, riesca a dare ancora un senso alla sua esistenza”.
Il silenzio dei politici appare inqualificabile e suscita domande inquietanti, ma oltre gli aspetti di disattenzione al rapporto con gli elettori e le loro esigenze rivela un atteggiamento, diffuso anche negli elettori, di pigrizia mentale e di rimozione dei problemi complessi affrontare i quali comporti la messa in crisi di certezze radicate, il riconoscimento di diverse opzioni e pratiche di vita anche quando siano minoritarie… come se la democrazia non si fondasse proprio sul riconoscimento, ma anche sul confronto e la messa in discussione delle diverse opzioni, proprio come sanciscono i principi fondamentali della Costituzione. Ma ancora più inquietante è la risposta di Monsignor Becciu, dove appare evidente che, dal suo punto di vista, è stupefacente che chi non ha religione riesca a dare senso alla vita: in questa logica è coerente che chi possiede la vera verità la imponga a chi non l’ha o ne ha una meno vera. Ma questo, con la democrazia, ha poco a che fare.
Forse val la pena di sottolineare come Walter Piludu sia una struggente testimonianza di come il senso della vita si fondi sul modo in cui si crede molto più che su ciò in cui si crede

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