L’ASSOCIAZIONE

Maria Laura Cattinari Presidente di Libera-Uscita riceve, a sua volta, un omaggio dal Presidente Smook
veronesi
Il pubblico presente all'incontro
la Presidente di Libera-Uscita Prof.ssa Maria Laura Cattinari presiede l'Incontro pubblico che segna la nascita del Comitato Articolo 32 per la libertà di cura. Padrino d'eccezione dell'iniziativa il nostro Socio Onorario Prof. Stefano Rodotà.
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riunione-modena-29-01-2011
CATTINARI-PRIMA PAGINA
gruppo giovani con Englaro
mina welby

LiberaUscita è un’associazione nazionale laica e apartitica che si propone di contribuire a portare avanti in Italia il dibattito sulla libertà di scelta nel fine vita, e, in particolare, sulla possibilità per gli esseri umani di aiutare altri che lo chiedono, a mettere fine – in caso di condizioni di grande sofferenza e in uno stato di gravi menomazioni rispetto ad una minima autonomia di autogestione e autosufficienza – alla propria esistenza. Siamo convinti che su temi così complessi e coinvolgenti nessuno può avere delle certezze, a cominciare da noi. Però siamo altrettanto convinti che nessuno può vietare a nessuno di parlare di questi temi, di discuterne, di farsi una propria opinione. Nessuno può fare in modo che questioni come un pietoso accompagnamento al fine vita debba costituire un tabù o un forzato assoggettamento a dogmi di carattere religioso.

Molti tra noi sono stati per lungo tempo legati al sindacato e hanno partecipato in prima persona alle grandi battaglie per i diritti civili degli anni Settanta. Altri vengono dalle esperienze dei giornalismo o delle professioni, altri dal lavoro in fabbrica o negli uffici. Insieme abbiamo fondato un’Associazione senza fini di lucro che abbiamo chiamata “LiberaUscita”, un po’ per sdrammatizzare un tema che spesso viene trattato con accenti sin troppo luttuosi, un po’ perché ci sembra che questa espressione – presa a prestito dal gergo della vita militare – renda bene il concetto di liberazione, di fine di un incubo, che in certi casi può assumere l’uscita dall’esistenza.

Ciascuno di noi è immerso nella vita e ama la vita, nessuno più di noi è attaccato alle sue gioie e agli affetti che essa è in grado di offrirci. Ma ciascuno di noi ha anche dovuto sperimentare, direttamente o indirettamente, cosa può voler dire il passaggio da quella che chiamiamo vita – ricca di sensazioni, sentimenti, piaceri, dolori, gioie – a un’esistenza puramente animale. Cosa significhi il trapasso da uno stato umano sia pure difficile, al limite invalidante ma pur sempre “umano”, a uno stato in cui non si ha più il senso della propria identità e di quella degli altri, non si è più capaci di parlare, di pensare e di sorridere. Uno stato in cui si è privati di tutto ciò che ci ha reso umani. L’idea che si possa sopravvivere per lunghi anni in questa condizione, senza più il senso della propria dignità e personalità, pesando – non come persone vive, amate e partecipi, ma come vegetali – sulle persone che amiamo, per molti di noi risulta intollerabile.

Siamo convinti che all’uomo debba essere riconosciuta la libertà e il diritto di fare la scelta fondamentale tra vivere o morire. E riteniamo, quindi, che chi aiuta una persona che abbia fatto questa scelta a realizzarla non debba essere punito dal nostro codice penale. Siamo altresì convinti che questi diritti sono stati concepiti e sanciti dai nostri padri costituzionali. Ci rendiamo conto che per molte persone, intellettualmente radicate nell’ortodossia cattolica, queste rivendicazioni di libertà possono sembrare blasfeme. E tuttavia invitiamo queste persone a riflettere sulle nostre argomentazioni prima di condannarle, e – soprattutto – a riflettere sulla posizione espressa dalla Chiesa Valdese, che con molta nettezza ha dato indicazioni molto aperte sull’eutanasia in un importante documento che abbiamo citato più volte e riportiamo integralmente in questo sito. Una posizione del tutto conforme all’etica cristiana, e che ci auguriamo si faccia strada anche tra gli appartenenti ad altre Confessioni.

Scarica lo Statuto di Libera Uscita

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