OBIETTIVI

Siamo un gruppo di persone impegnate per garantire il pieno rispetto della volontà e dignità della persona nelle scelte di fine vita, contro ogni forma di costrizione fisica, morale o economica. Affinché l’individuo possa vedere rispettati i suoi diritti fondamentali anche quando è gravemente malato o nella fase terminale dell’esistenza.

L’ Associazione si batte perché la volontà del soggetto debole (il malato o l’infermo) debba valere sempre, anche se è stata espressa in un momento precedente, quando le sue condizioni fisiche potevano consentirglielo, per mezzo di un “testamento biologico”.
Pertanto, l’Associazione promuove il rispetto delle direttive anticipate di trattamento, anche attraverso l’istituzione di appositi registri presso le amministrazioni locali e regionali ed è impegnata per ottenere una legge che riconosca il valore legale del testamento biologico e il diritto di ciascuno a una “buona morte”.

Ritenendo di dover rispettare la condizione di sofferenza del soggetto nel fine vita, crediamo che debbono essere messe in atto le sue volontà in merito alla somministrazione di farmaci palliativi atti a combattere il dolore, anche se questi possono abbreviarne la sopravvivenza. Se forse la morte non può essere in se stessa “buona”, certamente vi sono tanti e diversi modi di andarle incontro. In questo senso crediamo che si possa morire “bene” oppure “male”, o quanto meno “meglio” oppure “peggio”. Il morire è parte della vita – o forse, come dicono alcuni, la vita stessa è morire ogni giorno un po’ – per cui, come non può esistere un concetto imposto di “buona vita”, la stessa cosa è per la morte. Nessuno, al di fuori della persona, può decidere che cosa è per lei “buono” o “cattivo”, nella morte così come nella vita.

Se si vuole creare le condizioni perché gli individui possano morire meglio (esattamente come perché possano vivere meglio) ad ognuno deve essere data la possibilità di scegliere i modi e i tempi della propria esistenza, sino al congedo finale. Per questo l’Associazione si propone di promuovere il dibattito sulla possibilità, per la persona, di scegliere in piena responsabilità, in presenza di certe condizioni – come ad esempio una malattia insostenibile o uno stato di grave inabilità fisico motoria o sensitiva – se intende o meno continuare a vivere. Nella convinzione, che questa scelta attenga alla sfera più intima e inviolabile dell’individuo, alla sua dignità di essere umano e debba pertanto essere sempre rimessa alla sua decisione libera e responsabile.