Posted On 3 luglio 2017 By In COMUNICATI With 187 Views

IN RICORDO DI STEFANO RODOTÀ, NOSTRO SOCIO ONORARIO

Per ricordare  il Suo grande  Socio Onorario,  Libera-Uscita ha scelto di pubblicare i ricordi personali dei propri Soci e Socie, quelli già arrivati e quelli che arriveranno.

Tanto si è scritto e tanto si scriverà sull’opera, sull’impegno, sui libri, sulla vita di questa Persona eccezionale che fu il Professor Stefano Rodotà, noi desideriamo semplicemente sottolinearne la profonda umanità, il rispetto grande che aveva per le Persone, tutte le Persone. Il Suo amore per il bene comune, il Suo Servizio alla collettività mai venuto meno.

 La Sua fu l’Opera di un vero Maestro. Grazie Professore, grazie Stefano.

 

25 giugno 2017

Dopo avere ascoltato le sue parole, molti anni fa, ho imparato ad amare la nostra “Carta Costituzionale” che ora porto sempre con me nella mia borsa da lavoro per ricordare costantemente a me stesso che c’è e che non la posso eludere.

Marcello Bettelli

 

26 giugno 2017

Stefano Rodotà è stato un grande giurista e, come tale, vorrei rendergli omaggio. Prima ancora di essere noto al di fuori della cerchia degli accademici, i suoi primi libri, ancora su temi classici della ricerca giuridica, testimoniavano di una indipendenza critica e di una originalità del pensiero assolutamente rari. Ricordo – mi si perdoni il riferimento personale – il fascino che esercitò su di me, laureanda, il suo libro sulla proprietà, di cui era affascinante anche il titolo: “Il terribile diritto”.

Era un grande uomo, una persona autonoma, uno studioso che si è sempre inoltrato su strade nuove e coraggiose. Il suo lavoro, i temi che gli erano cari, e il suo metodo nell’argomentare devono restare come una lezione per tutti noi.

Maria Donata Panforti

 

26 giugno 2017

La mancanza del nostro soco onorario Prof. Stefano Rodotà costituzionalista, vero signore al di sopra delle parti, Illustre interprete dei diritti umani, del diritto per ogni individuo di esprimere le proprie volontà sul fine vita attraverso il testamento biologico, è per tutti noi una dolorosa perdita.

Resta il suo illustre esempio di vita: laica, coerente, progressista.

Grazie Professore.

Maria Pia Urso

 

26 giugno 2017

Ho avuto l’onore di conoscere il professore Stefano Rodotà in occasione della consegna del Premio “Adriano Vitelli – Laico dell’Anno” nel marzo del 2010 presso l’Università degli Studi di Torino quando la Consulta Torinese per la Laicità delle Istituzioni era ancora attiva sul territorio piemontese e noi eravamo sempre presenti a questi importanti eventi in qualità di Associazione Libera Uscita.

Per la premiazione fu tenuta dallo stesso una Lectio Magistralis memorabile dal titolo “Laicità e governo della vita”, un vero e proprio excursus storico che parte dal rapporto tra Stato e Chiesa e dalla Magna Carta del 1215 per giungere al Processo di Norimberga e agli articoli della Costituzione Italiana grazie ai quali si garantisce l’autodeterminazione dell’individuo e la possibilità di scelta nella cura.

Fu uno dei primi intellettuali laici a parlare di bioetica e della necessità di porre dei limiti alla manipolazione tecnologica sul corpo umano in fase di fine vita affermando che l’uomo deve rimanere sovrano di se stesso e sulle proprie decisioni in quanto via via che si entra nello spazio di una scienza sempre più sofisticata si richiede un contesto sempre più laico nel quale tutte le opportunità possono essere valutate senza pregiudizi.

Purtroppo ci ha lasciato un grande sostenitore dei diritti civili, anche per quanto riguarda l’articolo 21 e la libertà di pensiero, nonché una rilevante personalità del dibattito culturale italiano che ha posto serie riflessioni sulla problematicità esistenziale.

Graziella Sturaro

 

29 giugno 2017

Ogni  volta che mi trovo il compito morale e, oggi, ahimè, anche un po’ istituzionale, di ricordare una  figura importante nella storia della conquista o della salvaguardia dei diritti civili del nostro paese, mi viene in mente il breve necrologio alla memoria di Norman Béthune, quel medico canadese che partecipò alla lunga marcia della rivoluzione cinese durante gli anni trenta del secolo scorso: “ci sono delle morti che pesano come le montagne e altre come le piume”.  La vita di Stefano Rodotà è stata quella di un gigante e la sua morte pesa come una montagna, non tanto quanto figlio delle montagne cosentine, ma quanto forte e indomito difensore dei diritti costituzionali.

Ho incontrato Rodotà per la prima volta nel 2009 a Modena, alla Sala dell’oratorio, nel Palazzo dei Musei, alla presentazione del suo libro “ Perché laico (Laterza 2009)“ e poi all’incontro organizzato da Libera uscita per la presentazione al pubblico del  Comitato articolo 32. Alla nostra Presidente, che celebrava i meriti del giudice tutelare di allora, il grande dottor  Guido Stanzani,  Rodotà disse semplicemente: ” va bene, ma nessun giudice, per quanto illuminato sia, non può fare niente se non ha il sostegno di una popolazione impegnata ed attiva”.  Era il suo modo di patrocinare il Comitato, alla presenza del sindaco di allora, il prof. Giorgio Pighi.

Rodotà era un socio onorario dell’Associazione Libera Uscita Onlus attento alla vita dell’ Associazione e sempre pronto  al dialogo e questa vicinanza era cosi nota che quando un’ associazione impegnata nelle questioni dei diritti civili manifestava il desiderio di avere Rodotà come figura di richiamo per una propria iniziativa pubblica, si rivolgeva alla nostra presidente               perché facesse da trait d’union.

Rodotà è tornato spesso in Emilia in questi anni ed era un ospite fisso del Festival della filosofia d’autunno a Modena.  Voglio ricordare la sua presenza alle Giornate della Laicità di Reggio, quando era stato indicato dal Movimento 5 * come possibile Presidente della Repubblica. Fu proprio assalito da giornalisti e paparazzi come fosse diventata  una stella del gossip e egli seppe mantenere un atteggiamento degno, umile ma fermo: “ capisco bene le esigenze del vostro lavoro, ma dobbiamo mantenere un atteggiamento rispettoso della dignità”. E’ proprio per il rispetto della dignità al termine della vita che si muove Libera Uscita.

Grazie Stefano.

Leon O. Bertrand

 

2 luglio 2017

Grazie al mio impegno in Libera-Uscita ho avuto la fortuna ed il piacere di conoscerLo personalmente.

Ricordo come fosse ieri quando Lo vidi per la prima volta. Era l’aprile del 2009. Eluana Englaro era stata liberata da appena due mesi da quello stato vegetativo in cui mai avrebbe voluto vivere, ma in Parlamento era ancora in corso l’iter  del liberticida, incostituzionale, crudele disegno di legge Calabrò. Occorreva opporsi, organizzare una resistenza della società civile. Bisognava far crescere dal basso la risposta dei Registri Comunali dei Testamenti Biologici, per questo fine a Modena Libera-Uscita aveva preso l’iniziativa di dar vita ad un ampio schieramento di Associazioni a cui fu posto nome: “Comitato Articolo 32 per la Libertà di cura”. Ne facevano parte tantissime Associazioni tra cui Cgil, Arci, Auser, Udi, Uaar ecc. Al Prof. Stefano Rodotà, Socio Onorario di Libera-Uscita, chiedemmo il grande onore di tenere a battesimo il neonato Comitato. Generoso come sempre, accettò e ci raggiunse a Modena.

Andai ad incontrarLo all’Hotel Canalgrande, dove alloggiava a spese proprie. Ero a piedi e, appena svoltai in Corso Canalgrande, mi apparve il Prof. Rodotà. Stava in attesa davanti alla porta dell’Hotel che si raggiunge dalla strada salendo alcuni gradini. Guardava in alto, verso quello scorcio di cielo azzurro che sovrastava i grandi palazzi settecenteschi del Corso. Mi colpì il Suo sguardo sereno, direi felice. Una serenità che non poteva che rimandare a quella rara pace interiore di chi ha vissuto nel rispetto di alti valori morali. Questa, fu l’immagine più cara che mi è rimasta nel cuore del Prof. Stefano Rodotà.

Fu in quel giorno, per me abbastanza memorabile, che appresi da Lui che per la nostra Costituzione il primato non è della legge bensì della Persona. Nemmeno tutto il Parlamento all’unanimità, ebbe a dire, può varare una legge che violi il rispetto della persona umana. Così commentò l’ultimo periodo del secondo comma dell’art. 32 e ci illuminò sul suo profondo significato.

Ebbi poi altre occasioni di contattare, rivedere e ascoltare il Prof. Rodotà. Tante e sempre importanti, tra queste come non ricordare quella a Reggio Emilia dove era stato invitato a tenere una Conferenza all’interno delle celebri “Giornate della Laicità”.  Era il momento in cui il Suo nome era alto nella lista dei probabili, futuri Presidenti della Repubblica. Il muro di reporter e giornalisti era quasi insuperabile. Avremmo avuto un gran Presidente che ci avrebbe aiutato a sentir   più vicine le Istituzioni della Repubblica, a sentirle davvero al nostro servizio.

Voglio chiudere riportando il testo di un sms che Gli inviai:

Lei, carissimo Professore, mio Presidente, è una Luce che illumina questo Paese e dà speranza ai giovani, come mio figlio, che credono ancora nell’Onestà! Grazie infinite per la Sua risposta che mi onora!”

Maria Laura Cattinari

 

17 luglio 2017

Non ho mai incontrato personalmente Stefano Rodotà, pur avendo nella vita incrociato spesso i suoi percorsi e usato spesso le indicazioni e le mappe che la sua intelligenza spregiudicata ci ha dato. Molto si è detto e scritto sul suo pensiero lucido e rigoroso, sui suoi interessi scientifici e culturali, sul suo impegno politico ad un tempo tollerante e intransigente, sul suo stile di vita e di lavoro.

Mi piace ricordarlo proprio per questo, per il suo stile: ancora prima che per le cose che ha detto scritto e fatto (e sono molte e importanti) mi affascina il modo in cui per mezzo secolo ha operato. Ho usato l’espressione “intelligenza spregiudicata” perché nella sua storia mi pare di riconoscere una libertà di pensiero straordinaria, che spregiudicata può esser definita proprio se diamo alla parola il senso alto dell’essere aliena da pregiudizi, cioè da giudizi non consapevolmente fondati e argomentati. L’argomentare libero è stato appunto il perno della sua ricerca, la ragione di una sua profonda laicità fondata su una visione della comunità come luogo della condivisione di libertà e diritti. In questa cornice dunque circolano le sue idee e le sue passioni, perché la sua vita ha ben testimoniato come la lucidità di pensiero non sia da assimilare alla freddezza, ma al contrario consenta di aprire la mente alla consapevolezza delle passioni da seguire e delle passioni da contenere assumendosi la responsabilità delle scelte fra queste e quelle. Passione intellettuale, passione etica e passione civile dunque, che hanno accompagnato e sostenuto tutti noi che oggi vediamo in quest’uomo colto sereno e mite un modo esemplare di essere umani e liberi: fino all’ultima sua testimonianza di fronte alla malattia mortale,  che particolarmente ci tocca in quanto legati a lui dalla condivisa appartenenza a Libera Uscita.

Pensando alle difficoltà e alle ostilità spesso meschine che ha incontrato (basti pensare alla invereconda vicenda della sua candidatura alla Presidenza della Repubblica) vorrei dedicare a lui e al modo in cui le ha attraversate (ancora il suo stile…) le parole di Spinoza: “mentis libertas, seu beatitudo”.

Mario Aldovini

 

 

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