Autodeterminazione esistenziale in Germania

Il 26 febbraio è giunta la notizia che la Germania ha “depenalizzato il suicidio assistito anche per chi non è malato terminale”.
Con questo titolo Repubblica ha comunicato che La Corte Costituzionale tedesca ha dichiarato incostituzionale una legge del 2015 che vieta il suicidio assistito ‘organizzato’ da medici o associazioni perché “l’autodeterminazione riguardo la fine della propria vita rientra nell’area della personalità umana” ed […] esiste in ogni fase dell’esistenza umana”.

Rispondendo al ricorso di alcuni medici, pazienti e associazioni contro l’articolo 217 del codice penale tedesco, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’incostituzionalità della norma in quanto limiterebbe il diritto di decidere come morire, un diritto che deve includere – secondo la Corte – anche la possibilità di togliersi la vita.

In attesa di conoscere in dettaglio il contenuto della sentenza credo sia opportuno limitarsi a riferire quanto comparso sulla stampa, riportando in corsivo i brani tratti dalla sentenza e quanto affermato dal presidente Andrea Vosskuhle.

La decisione presa dall’individuo nell’esercizio del diritto di porre fine alla propria vita, valutando la sua concezione di qualità della vita e della ragion d’essere della propria esistenza, – scrive la Corte federale – deve essere rispettata come un atto di autodeterminazione autonoma da parte dello Stato e della società”.

Il presidente Andreas Vossruhle, ha quindi precisato: “possiamo rammaricarci che qualcuno prenda una decisione del genere e possiamo fare qualsiasi cosa per fargli cambiare idea, ma in ultima analisi dobbiamo accettare la sua decisione”.

E poi ancora:
“Il diritto alla morte autodeterminata non si limita a situazioni esterne come malattie gravi o incurabili o particolari fasi della vita e della malattia – si legge nella sentenza – ma esiste in ogni fase dell’esistenza umana.
Una limitazione del diritto a determinate cause e motivi sarebbe equivalente a una valutazione dei motivi per i quali una persona decide il suicidio (…) che è estranea al concetto di libertà della Legge fondamentale”.

In sintesi sembrerebbe quindi che la Consulta tedesca, non limitandosi a decretare l’incostituzionalità della norma, abbia riconosciuto una sorta di diritto all’ ‘Autodeterminazione Esistenziale’ che si eserciterebbe non solo ‘nella’ propria vita ma anche ‘sulla’ propria vita, e che legittimerebbe anche “in ogni fase dell’esistenza umana” l’aiuto di terzi nella realizzazione del proposito di concluderla.

Reazioni e commenti di esperti di bioetica e biodiritto potranno aiutarci a comprendere meglio la portata di quanto decretato dalla Corte Costituzionale tedesca mentre una disamina approfondita sugli aspetti filosofico-giuridici della tematica potrà essere attinta prossimamente dal volume “Indisponibilità e disponibilità della vita umana una difesa filosofico giuridica del suicidio assistito e dell’eutanasia volontaria” del filosofo-bioeticista Giovanni Fornero, in uscita a breve,

Quello che è certo già fin d’ora, e che interessa in particolar modo le associazioni che promuovono i diritti di fine-vita, è che la sentenza tedesca depenalizza l’aiuto al suicidio ‘organizzato’, anche quando praticato da associazioni o individui ‘professionisti dell’eutanasia’ perché – ha specificato Vosskuhle – “senza la possibilità di un aiuto esterno, il diritto al suicidio sarebbe limitato”.

Filippo D’Ambrogi
01/03/2020

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