I medici italiani impegnati contro il dolore pensano a un nuovo “giuramento di Ippocrate”

Il Manifesto, 21 Aprile 2016

«Sono un medico e rispetto il giuramento di Ippocrate. Devo curare il dolore. Devo prendermi cura della sofferenza che deriva dal dolore». Sono i primi tre articoli di un nuovo “giuramento di Ippocrate”, un decalogo con cui i medici italiani si impegnano a considerare la cura del dolore una priorità non solo sanitaria, ma anche umanitaria ed etica.

Il Manifesto “L’impegno contro il dolore”, che è stato consegnato nei giorni scorsi a Papa Francesco e all’Assemblea delle Nazioni Unite, si ispira ai principi della normativa italiana del 2010 per la lotta al dolore e per la riaffermazione del diritto dei pazienti a non soffrire. Non a caso il primo firmatario del documento è proprio Guido Fanelli, primario di anestesia e ordinario dell’Università di Parma, “padre” della Legge 38 del 2010 contro il dolore e oggi promotore di questo nuovo Manifesto.

«È una carta – spiega Fanelli – redatta da 44 referenti di altrettanti centri d’eccellenza nella terapia del dolore e controfirmata da 200 tra i più riconosciuti e validi terapisti del dolore italiani, che attraverso un semplice decalogo impegna tutti e ciascuno, come professionisti e come uomini, a curare il dolore e a prendersi cura della sofferenza, non solo fisica, che dal dolore stesso è causata».

Ora i medici italiani non hanno più “scuse”: alla legge contro il dolore, presa a modello dall’Onu come iniziativa replicabile in altri Paesi del mondo, si aggiungono queste ultime dieci promesse che i medici sono chiamati a rispettare.

«Semmai la Legge 38 non bastasse  – afferma Massimo Aglietta, ordinario di Oncologia medica e direttore di Oncologia medica dell’Istituto di Candiolo Fpo-Irccs – questo “Manifesto” multidisciplinare ricorda a tutti i medici, di tutte le specialistiche, che la propria missione non termina con la diagnosi e la cura della patologia principale di cui soffre il paziente: l’oncologo, l’ortopedico, il geriatra e ogni altro specialista devono occuparsi anche della sofferenza del malato. Da questo punto di vista, rivolgendosi esplicitamente a tutti i professionisti della salute, l’Impegno che abbiamo consegnato al Papa e all’Onu può rappresentare l’avvio di una seconda e ancor più proficua stagione del lungo, e non sempre semplice, cammino applicativo della Legge 38»

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