Posted On 15 Ottobre 2016 By In ARTICOLI With 1263 Views

Legge belga sull’eutanasia: ancora attacchi inaccettabili

(di Léon Bertrand)

Alla  notizia dell’eutanasia in Belgio di un minorenne secondo i criteri della legge del 2014, si sono manifestate le reazioni più o meno scomposte del campo così detto “pro-vita”. Quando la querelle ideologica esce dai binari del confronto filosofico, essa genera delle reazioni umorali, per non dire viscerali. In questi giorni, la più umorale è stata quella di Ennio Fortuna sul Gazzettino di Padova del 21 settembre. Se la prende un po’ con tutti, con lo Stato belga dove, scrive, “ è in vigore da due anni una legge che permette ai genitori di sopprimere un figlio malato”.Con la chiesa cattolica alla quale chiede  “cosa ha fatto per impedire e ostacolare una simile legge, tanto più che in Belgio…”e da ultimo se la prende genericamente con i Paesi europei poiché non prendono le distanze dal Belgio”.

Dopo queste critiche, seguono i comandamenti:

– la chiesa deve impedire l’ esistenza di una legge contro la vita e l’umanità, i medici devono rispettare il giuramento di Ippocrate ed i Paesi europei devono prendere le distanze dal Belgio.

Da vecchio medico e da cittadino belga, vorrei uscire dall’ideologia da guerra  per chiarire alcune cose molto semplici:

– la questione del fine-vita si pone in modo sempre più ineludibile in tutti i paesi ove le condizioni sociali e sanitarie hanno fatto emergere una popolazione anziana e ove la medicina tecnologica consente di prolungare la vita in condizioni innaturali. I Paesi Bassi, il Belgio e il Lussemburgo non sono soli ad avere legiferato sulla questione, sono i precursori di un fenomeno che si estende  a tutto il mondo. Negli Stati Uniti d’America, lo stato della California ha votato l’anno scorso una legge che consente ai medici di aiutare i malati gravissimi a morire, sul modello della legge in vigore in Oregon e nello stato di Washington, nel Vermont e nel Montana. Quest’anno, il Colorado va a referendum sulla stessa questione. L’anno scorso, il Canada ha votato una legge dello stesso tenore, senza parlare della Colombia che ha adottato talis et qualis la legge belga. Mi pare che il movimento così detto “pro-life” sia lontano dalla misericordia tanto predicata e dalla compassione umana ma non potranno che finire  isolati.

– l’aiuto medico a morire è, e forse resterà a lungo, una scelta minoritaria. Nelle  Fiandre e nei Paesi Bassi, solo un 2-3% delle persone hanno accesso ad  una  morte  medicalmente assistita. L’importante, non è il numero di persone che fanno   valere  un diritto o che si avvalgono di un servizio, ma la disponibilità del diritto o del servizio. La campionessa paraolimpica belga Marieke Vervoort, che aveva dichiarato che dopo i giochi di Rio, avrebbe richiesto (e ottenuto) per se l’eutanasia, è tornata dichiarando che non era ancora ora, ma che il fatto di sapere che poteva ottenerla la faceva vivere più serena nonostante la sua grave, progressiva e incurabile malattia neurologica e aggiungendo che, se non avesse avuto questa certezza, avrebbe già messo fine alla propria vita.

 

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