Posted On 27 Luglio 2016 By In ARTICOLI With 1380 Views

Parere del Comitato Etico della Fondazione Umberto Veronesi sui Profili Etici dell’Eutanasia

(di Filippo D’Ambrogi)

A fine giugno 2016 è stata pubblicata dalla “Fondazione Umberto  Veronesi” una Mozione redatta dal Comitato Etico della Fondazione stessa sui “Profili Etici dell’Eutanasia”.
Si tratta di un pronunciamento autorevole limitato alla sola eutanasia praticata in caso di terminalità e sofferenze non controllabili nella consapevolezza che “l’idea stessa che esista un’opzione di scelta nelle decisioni mediche di fine vita possa migliorare la qualità del processo del morire di tutti, rendendo più sopportabile il dolore psichico e, in definitiva, conferendo dignità alle fasi finali dell’esistenza.”

Il documento esordisce con una sintetica descrizione del processo del morire odierno:
“Oggi si muore sempre più spesso in ospedale, soli o circondati da un’équipe di professionisti e da macchinari, invece che a casa insieme ai propri cari.
Paradossalmente, proprio quando la tecnologia è sempre più capace di posticipare, dilatare, sospendere e a volte invertire il naturale processo del morire, le persone sono sempre meno libere di prendere decisioni riguardo alle modalità e ai tempi della propria morte.
Sempre più spesso, inoltre, si ricorre a pratiche con finalità compassionevoli ma clandestine, che espongono i pazienti a ulteriori sofferenze e chi li assiste a rischi di tipo giudiziario.
Questo a fronte di un consenso costantemente crescente da parte dell’opinione pubblica verso modalità attraverso cui anticipare la morte in caso di gravi malattie, sofferenze non controllabili e sintomi refrattari.”

Successivamente dopo aver precisato che per eutanasia si deve intendere specificamente “un’azione o omissione che per sua natura e intenzionalmente anticipa la morte di un paziente che lo abbia liberamente ed espressamente richiesto” il documento ne individua i seguenti fondamenti etici:
“a) nel rispetto dell’autonomia personale del paziente, per la quale egli può prendere decisioni circa la propria vita che siano indipendenti e libere da interferenze esterne;
b) nel fatto che è il paziente stesso che assume la decisione di ricorrere all’eutanasia colui che sopporta la larghissima parte delle conseguenze della propria scelta;
c) nel convincimento che non sarebbe onesto né giusto esigere da un paziente gravemente sofferente comportamenti supererogatori;
d) nella considerazione che non può esistere un’indisponibilità assoluta della vita;
e) nel riconoscimento che il progresso tecnologico della biomedicina allunga artificialmente le fasi terminali e agoniche.”

Sul punto “c” può essere utile precisare che per comportamento supererogatorio la dottrina cattolica intende “un’opera buona compiuta spontaneamente dal fedele, non per imposizione o suggerimento.”

Riguardo il punto “d”, invece, sarebbe forse opportuno argomentare non tanto in favore della “disponibilità della vita” in generale quanto piuttosto sulla “disponibilità della propria vita” con ciò ribadendo e rafforzando il principio secondo cui nessuno può avanzare la pretesa di disporre della vita altrui, neppure coartando, in nome dei propri principi, la libertà di chi la pensa diversamente.

Il documento prosegue con un minuzioso elenco di criteri, condizioni e presupposti irrinunciabili per la legalizzazione dell’eutanasia sottolineando che laddove essi sono già vigenti non si sono presentate le conseguenze da “pendio scivoloso” paventate dai detrattori dell’eutanasia:
“Laddove l’eutanasia è legale, maggiori sono le garanzie per i pazienti terminali circa la volontarietà delle decisioni mediche di fine vita; il numero di morti per eutanasia legale assomma a non oltre l’1-2% delle morti totali e, comunque, a causa della cogenza di requisiti e procedure di garanzia, le richieste della grande maggioranza dei pazienti non vengono ammesse.
Nella larghissima parte dei casi, l’accorciamento della vita del paziente non supera una settimana o addirittura qualche ora rispetto al naturale decorso della fine della vita e il timore che ad accedere all’eutanasia legale siano le categorie vulnerabili – i.e. i più poveri, gli anziani, i disabili, gli illetterati – non ha riscontro in alcun Paese mentre, viceversa, i dati dimostrano che a fare maggiore ricorso alla pratica legalizzata sono uomini di età media che non versano in alcuna delle condizioni descritte.

La conclusione della mozione del Comitato Etico è in sostanza quella anticipata nella sua introduzione:
“Il Comitato etico della Fondazione Umberto Veronesi reputa che, in una democrazia liberale caratterizzata da un pluralismo etico strutturale, in determinate circostanze e a determinate condizioni sia eticamente lecito chiedere di porre fine anticipatamente alle proprie sofferenze con dignità e aiutare i pazienti a farlo”.

images  Scarica il testo integrale della Mozione

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