Sedazione ed Eutanasia

La decisione di Giovanni Custodero, il giovane ‘guerriero sorridente’, di rendere pubblica la sua dolorosa scelta di ricorrere alla ‘Sedazione Palliativa Profonda Continua’ (SPPC) rappresenta un decisivo contribuito alla conoscenza di una scelta di fine vita, adottabile in determinate condizioni, quando matura il proposito – per usare le sue parole – “di non continuare a far prevalere il dolore fisico e la sofferenza su ciò che la sorte ha in serbo per me” Si tratta di una pratica ancora poco conosciuta, frutto di una graduale evoluzione dell’etica palliativista che, se fosse stata applicata 25 anni fa nella fase terminale della malattia di mio suocero, peraltro amorevolmente assistito da un’equipe di cure palliative, avrebbe potuto risparmiargli una devastante sensazione di soffocamento.

Una pratica che ancora oggi, a detta di Lucio Romano, bioeticista di matrice cattolica e componente del Comitato Nazionale per la Bioetica, presenta ‘problematiche conflittuali’, connesse alla necessità’ di affermare e ribadire la sua distanza dall’eutanasia.

Nel suo articolo pubblicato sull’HuffPost del 10 gennaio dopo aver spiegato che “la sedazione palliativa profonda rientra nel contesto generale delle cure palliative e consiste nell’intenzionale riduzione della coscienza del paziente fino al suo possibile annullamento, al fine di alleviare i sintomi refrattari fisici e/o psichici”, sottolinea che “il Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari nella Nuova Carta degli Operatori Sanitari ribadisce che la sedazione palliativa… non deve comportare la sospensione delle cure di base.” Dove per ‘cure di base’ si intendono l’alimentazione e l’idratazione artificiali la cui mancata attivazione sarebbe, secondo la prospettiva cattolica, un “cedimento ad atto di natura eutanasica”.
In realtà il problema non esiste dal momento che la Legge 219/17 riconosce alla nutrizione e all’idratazione artificiali il requisito di trattamenti sanitari e, come tali, devono essere sottoposti al consenso informato e possono essere legittimamente rifiutati dagli interessati. Nel caso di Giovanni il rifiuto può essere dedotto da quanto ha saggiamente scritto: “Ebbene si, eccoci arrivati alla battaglia finale, siamo io e lui, uno dinanzi all’altro.. ed io lo guardo in faccia.. capisco che è forte dell’energia con la quale l’ho nutrito in questi anni, mentre io sono ormai stanco” Come dire che un’ulteriore nutrizione artificiale andrebbe solo ad alimentare l’energia di ‘lui’, il male che lo ha aggredito e non di Giovanni, ormai stanco.
Posto quindi che la supposta ‘problematica conflittuale’ della sospensione della nutrizione e idratazione artificiali è superata dall’esercizio del diritto di rifiutarle entrambe, sancito dalla legge 219/17, un limite non trascurabile della sedazione palliativa profonda resta la severità dei requisiti contemporaneamente richiesti per la sua attivazione.

Come ricorda Assuntina Morresi, anch’essa membro del Comitato Nazionale per la Bioetica, in un articolo su ‘Avvenire’ del 16 gennaio, “la sedazione continua profonda, come tutti i trattamenti sanitari, non può essere somministrata ‘on demand’ ma solo se sussistono le condizioni cliniche appropriate, e se sussistono tutte contemporaneamente: la persona malata deve essere nell’imminenza della morte, (cioè ore o giorni di vita) e non genericamente in stato “terminale” con una patologia inguaribile a uno stadio avanzato, e deve presentare sintomi “refrattari” alle terapie, cioè trovarsi in condizioni di sofferenza fisica (ad esempio dolore o difficoltà di respirazione) o psichica (come profonda angoscia per la consapevolezza dell’avvicinarsi della fine) che non può essere alleviata con altri farmaci o trattamenti.”

Come dire che il sollievo prodotto della sedazione profonda può essere conseguito unicamente agli sgoccioli della malattia, dopo una penosa fase di sofferenza e angoscia non adeguatamente mitigata dalle terapie divenute inefficaci. Ma non tutti sono guerrieri sorridenti come Giovanni e qualcuno potrebbe desiderare fermarsi un po’ prima. Per questo sembra ragionevole la posizione di chi, anche alla luce della recente sentenza 242/19 della Corte Costituzionale, ribadisce che sia da perseguire anche la legalizzazione dell’eutanasia/suicidio assistito, ovviamente su richiesta degli interessati, con requisiti di appropriatezza meno severi.

E non è detto che la disponibilità di ulteriori opzioni di fine vita renderebbe obsoleta la Sedazione Palliativa perché la flessibilità di quest’ultima potrebbe renderla preferibile – ad esempio – per chi intendesse rendere più graduale e meno traumatico il distacco dei propri familiari, e magari consentire un ultimo tenero saluto come quello descritto da Luana, la ragazza di Giovanni, che ne ha raccolto il testimone: “Durante la sedazione, ogni tanto apriva gli occhi e mi mandava un bacio. Il giorno prima di morire, nel dormiveglia, mi ha abbracciato con una forza pazzesca, pensavo che i miei capelli lo soffocassero. Poi piano piano mi ha lasciato e l’ho salutato per sempre”.

E anche di questa commossa, pubblica testimonianza, dobbiamo essere grati a Giovanni e ai suoi cari.

Filippo D’Ambrogi
Membro del Direttivo Nazionale di “Libera-Uscita”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Skip to content