LA SOLITUDINE DEI MALATI NELLE STRUTTURE SANITARIE IN TEMPI DI PANDEMIA

Il Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB) ha pubblicato il 29 gennaio una mozione dal titolo “LA SOLITUDINE DEI MALATI NELLE STRUTTURE SANITARIE IN TEMPI DI PANDEMIA” che affronta “il dramma connesso all’isolamento dei pazienti nel corso della loro malattia, soprattutto nella fase finale della vita.”

“È una vicenda – afferma il documento – che coinvolge in questo momento le persone malate, sia quelle affette da Covid-19 che da patologie non Covid, che talvolta rimangono ospedalizzate per lunghi periodi di tempo.
Analogamente, a causa del pericolo di contagio sono costrette all’isolamento le persone, anziane e non che vivono nelle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) o in altre strutture socio-sanitarie residenziali, come ad esempio gli istituti per le persone con disabilità (RSD), o negli Hospice.”

Il CNB sottolinea come “la vicinanza fisica ai pazienti, nel corso della malattia, da parte dei propri cari o di persone di fiducia, faccia parte integrante della presa in carico del malato, specie se nella fase terminale, e al tempo stesso sia di grande aiuto per l’elaborazione successiva del lutto.”

Tuttavia, sebbene sia “radicato nell’esperienza umana l’accompagnamento al morentee “il morire in solitudine sia considerato sinonimo di sofferenza per chi muore ma anche per chi resta” il documento osserva opportunamente che gli orientamenti culturali presenti nella nostra società sul significato del ‘diritto alla cura’ e della ‘dignità del morire’ possono essere anche radicalmente differenti”.

Per questo il documento sostiene che “sarebbe opportuno che anche nel consenso informato, al momento del ricovero o successivamente, sia prevista la possibilità di scegliere se ricevere o meno visite da parte di familiari o persone care.
Il paziente potrebbe – infatti decidere di non volere ricevere visite per il timore di contagiare o al contrario, per chi non è affetto da Covid-19, di essere contagiato.”

“Ancora più delicato –
prosegue il documento – è il caso di un morente che può desiderare di vivere quel passaggio terminale con qualcuno che ama, oppure da solo, lontano da persone care, preferendo che non rimanga in loro l’immagine della sua sofferenza.”
E quindi di seguito il documento ribadisce:
L’autonomia decisionale del malato va in ogni caso valorizzata.”

Libera Uscita esprime un convinto apprezzamento per la ribadita sottolineatura dell’autonomia decisionale del malato e per l’invito ad includere nel consenso informato anche un elemento extra-clinico come il desiderio o meno di ricevere visite, sebbene debba rammaricarsi del fatto  che proprio l’emergenza Covid-19 abbia largamente sacrificato la pratica del consenso informato.

F. D’Ambrogi
14-02-2021

 

 

 

 

 

 

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