Quando questo valore cresce, anche le soglie di accesso a determinate tappe cruciali vengono aggiornate. Negli ultimi anni, la pandemia aveva congelato questo processo. Ma ora la tendenza si è invertita, e i nuovi conteggi parlano chiaro: la vita media si allunga, e con essa l’attesa.
Secondo le più recenti analisi tecniche, non solo gli incrementi già previsti restano in piedi, ma potrebbero addirittura peggiorare nel prossimo aggiornamento biennale. Ed è qui che il quadro diventa più nitido — e più preoccupante.
Pensione più lontana: chi rischia di pagare il prezzo più alto
Il nodo vero riguarda il 2029. È quell’anno che, secondo i calcoli della Ragioneria Generale dello Stato, potrebbe segnare un nuovo scatto in avanti dei requisiti pensionistici. Non di uno, ma di tre mesi aggiuntivi, che si sommerebbero a quelli già programmati.
Tradotto in modo semplice: nel giro di tre anni l’età pensionabile potrebbe aumentare di sei mesi complessivi. A essere colpiti sarebbero soprattutto i nati nel 1962, coloro che nel 2029 compiono 67 anni. Per loro, il traguardo della pensione di vecchiaia rischia di spostarsi a 67 anni e 6 mesi, anziché restare fermo ai 67 anni attuali.
Il governo, nella legge di Bilancio, ha già confermato un primo incremento:
- dal 2027: età a 67 anni e 1 mese
- dal 2028: età a 67 anni e 3 mesi
Su questi aumenti è in corso un confronto politico, con l’impegno — ancora tutto da verificare — di rivederli o sterilizzarli. Ma i nuovi dati guardano oltre: dal 2029 potrebbe servire un ulteriore scatto, più pesante del previsto.
E non finisce qui. Anche le pensioni anticipate subirebbero lo stesso destino:
- uomini: 43 anni e 4 mesi di contributi
- donne: 42 anni e 4 mesi di contributi
A cui si aggiungono i 3 mesi di finestra prima dell’effettiva decorrenza dell’assegno.
Il risultato? Un traguardo che si allontana proprio mentre sembra a portata di mano. E una domanda che resta sospesa: quanto ancora può spostarsi quella data che milioni di lavoratori aspettano da una vita?