Ecco perché le pensioni delle donne sono molto più basse di quelle degli uomini

Ecco perché le pensioni delle donne sono sempre più basse di quelle degli uomini: i motivi nessuno potrebbe mai immaginarli.

C’è una distanza che non fa rumore. Non si vede subito, non provoca titoli immediati, ma si allarga anno dopo anno. È una frattura che nasce molto prima di quanto si immagini e che diventa evidente solo quando il lavoro finisce e iniziano i conti con la realtà.

donna matura che legge e salvadanaio con scritta pensione
Ecco perché le pensioni delle donne sono molto più basse di quelle degli uomini Associazioneliberauscita.it

Nel 2025, alcuni dati ufficiali raccontano una storia che va oltre le statistiche e che riguarda milioni di persone. Una storia fatta di scelte obbligate, rinunce invisibili e conseguenze che emergono solo alla fine del percorso. A prima vista si tratta solo di numeri medi. Ma osservandoli meglio, il quadro cambia radicalmente.

Scoperti i motivi per cui le pensioni delle donne sono più basse rispetto a quelle degli uomini

Il divario riguarda soprattutto le donne. Le pensioni femminili continuano a essere significativamente più basse rispetto a quelle maschili, e l’Inps individua cause strutturali ben precise:

  • carriere discontinue, spesso interrotte per esigenze di cura familiare;
  • retribuzioni mediamente inferiori lungo tutto l’arco lavorativo;
  • tassi di occupazione più bassi, soprattutto in alcune fasce d’età.
barattolino con monetine e scritta pensione
Scoperti i motivi per cui le pensioni delle donne sono più basse rispetto a quelle degli uomini Associazioneliberauscita.it

Questi elementi riducono il montante contributivo e si riflettono direttamente sull’assegno pensionistico. Il risultato è un’esposizione molto più elevata al rischio di povertà in età avanzata, una condizione che colpisce in modo sproporzionato le donne. Come se non bastasse, nel 2025 è arrivato anche un altro segnale negativo.

Pensione anticipata sempre più lontana: il caso Opzione Donna

Uno degli strumenti che negli anni aveva garantito maggiore flessibilità in uscita è ormai ai minimi storici. Opzione Donna, pur formalmente attiva nel 2025, ha registrato un vero e proprio crollo.

Le uscite con questa misura sono state appena 2.147, con un calo di oltre il 40% rispetto all’anno precedente. Un dato che non lascia spazio a interpretazioni: le restrizioni introdotte sui requisiti hanno reso lo strumento di fatto inaccessibile per la maggior parte delle potenziali beneficiarie. Molte delle donne che sono riuscite ad accedervi hanno lasciato il lavoro prima dei 63 anni, ma si tratta ormai di una minoranza sempre più ridotta.

Cosa resta nel 2026: le poche strade ancora aperte

Guardando al 2026, le possibilità di pensionamento anticipato per le donne si restringono ulteriormente. Con lo stop definitivo a Opzione Donna, l’unica via strutturale rimasta è quella del sistema contributivo puro, riservato a chi non ha contributi versati prima del 1° gennaio 1996.

I requisiti sono stringenti:

  • 64 anni di età;
  • almeno 20 anni di contributi effettivi;
  • un assegno pensionistico che superi una soglia minima molto elevata.

La pensione deve infatti raggiungere tre volte l’assegno sociale, pari a circa 1.638 euro lordi mensili. Una cifra difficile da ottenere per chi ha avuto carriere frammentate.

Sono previste alcune agevolazioni per le madri: la soglia si riduce a 2,8 volte l’assegno sociale con un figlio e a 2,6 volte con due o più figli. Un riconoscimento parziale del lavoro di cura, che però non basta a colmare un divario costruito in decenni.

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