Da Modena alla Svizzera per l’eutanasia

Così c’è chi sceglie di porre fine al dolore

L’associazione Libera Uscita sulla bocciatura del referendum sul fine vita: «Siamo sconcertati e amareggiati»

di Gabriele Farina.

L’associazione Libera Uscita da anni si batte per il fine vita. A Modena e provincia l’associazione
guidata da Maria Laura Cattinari ha raccolto oltre 10mila firme per il referendum appena bocciato dalla Corte Costituzionale, quello sull’eutanasia. E così in Italia si è riacceso il dibattito su uno dei temi più importanti, delicati e personali: la libertà di scelta per chi si trova di fronte a patologie che non lasciano scampo e che a volte sono accompagnate da condizioni di vita che qualcuno non denisce più vita.

E quindi anche a Modena c’è chi ha deciso di spostarsi in Svizzera, dove la legge è diversa dall’Italia.«Abbiamo avuto un socio della nostra associazione di Modena che abbiamo iscritto a Dignitas (associazione svizzera che accompagna al fine vita) – ricorda Cattinari – e che poi è potuto morir grazie alla legge 219 con una sedazione palliativa profonda continua.

Qualche altro socio si è iscritto ad altre associazioni svizzere per il diritto di morire. Una donna è andata in Svizzera, dove ha avuto la morte grazie al suicidio medicalmente assistito. Un’altra
socia malata di sclerosi laterale amiotroca (Sla), che abbiamo aiutato a iscriversi al Life Circle (un’altra struttura svizzera per il fine vita), ha scelto di morire tramite la sedazione palliativa continua, circondata dall’affetto dei suoi familiari».Scelte personali, appunto. Che in Italia in questo momento non si possono compiere a causa dell’articolo 579 del codice penale che recita: «Chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui, è punito con la reclusione da sei a quindici anni».

«La non ammissione del referendum sconcerta e amareggia – è il commento affidato alla presidente di Libera Uscita Cattinari e al vice Mauro Scarpellini – Chiediamo al Parlamento di rispettare le
sofferenze delle persone sfortunate e di legiferare per coprire i vuoti di umanità che esistono nell’ordinamento penale italiano». I «vuoti di umanità» denunciati dall’associazione sono gli stessi su cui da anni punta l’attenzione Libera Uscita, intesa come saluto alla vita. “Eutanasia legale” è l’espressione adoperata dai promotori del referendum.

L’obiettivo è abrogare parzialmente l’articolo 579 del codice penale, che come detto sanziona l’omicidio di una persona consenziente. «Era davvero quasi inimmaginabile che la Consulta potesse approvare di sottomettere a referendum l’abrogazione tout court dell’articolo 579 del codice penale – aggiunge Cattinari – poiché una sua vittoria ci avrebbe portato ad una piena liberalizzazione dell’uccisione del consenziente indipendentemente dalle condizioni della persona desiderosa di morire».

Un secondo «vuoto di umanità» si può dunque riscontrare nella mancata traduzione in legge di una sentenza. È la 242/2019 della stessa Corte Costituzionale. In quell’occasione, la Consulta stabilì la legittimità del suicidio assistito in presenza di determinate cautele. Tali cautele sono espresse nelle norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento (Dat), indicate dalla legge 219/2017. «È davvero difficile pensarlo – spiega la presidente – in un Paese come il nostro che ancora non ha visto il Parlamento capace di varare una legge rispettosa della sentenza 242/2019 della Consulta. Legge che rappresenterebbe un piccolo ma signicativo passo avanti.

In vero basterebbe in tal senso emendare l’articolo 2 della Legge 219/2017, prevedendo che chi versa nelle condizioni che consentono la sedazione palliativa profonda continua (Sppc) possa, volendo, optare per il più rapido suicidio medicalmente assistito (Sma)». Sul tema la presidente si è spesa a lungo. «Per noi il fine non giustica i mezzi – la posizione che la stessa Cattinari aveva
espresso in passato – Non può dunque passare il messaggio che la Sppc è una morte straziante». Più volte la presidente ha rivendicato il diritto di compiere estreme.

Infine Cattinari puntualizza: «Non mi riconosco affatto nello slogan “Liberi fino alla fine” – conclude la presidente, citando la frase scelta dai promotori del referendum – che potrei capovolgere in “Liberi almeno alla fine”». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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