Eutanasia e suicidio assistito – Risposta all’articolo di Michela Marzano – La Repubblica

Leggo  su Repubblica del 31 luglio 2019 un articolo di Michela Marzano al titolo “Diritto alla dignità della vita” a commento della recente pronuncia del Comitato di Bioetica sulla legalizzazione del suicidio assistito.

Con mio grande stupore, l’autrice afferma testualmente: “Un conto è il suicidio assistito ossia aiutare una persona a morire fornendole farmaci ed assistenza…;. altro conto è l’eutanasia, ossia provocare deliberatamente la morte, e quindi far morire”.  Ma poi prosegue: “Un conto è prendersi cura di un paziente rispettandone  l’intrinseca dignità; altro conto è cancellarne l’autonomia e spazzarne via la libertà”(!). Sembra proprio di capire che per la Marzano quando si parla di eutanasia si presupponga l’assenza di libertà dell’interessato.

Chi come il sottoscritto si interessa da anni dell’argomento, sa bene che nel dibattito sul tema dell’eutanasia sia  acquisito il principio che presupposto dell’eutanasia stessa  è la volontà liberamente espressa dalla persona interessata. La Costituzione garantisce questo principio di libertà di decisione e la recente legge sul testamento biologico ne estende la validità anche quando la persona non fosse più in grado di esprimerla. Se un domani l’eutanasia sarà consentita dal nostro ordinamento è, a mio modesto parere,  a questo principi e a queste regole che si dovrà fare riferimento.

Per concludere, dovrebbe essere pacifico che la differenza tra suicidio assistito ed eutanasia non riguarda l’autonomia e la libertà di decisione della persona interessata, che devono essere sempre garantite.

Paolo Vegetti socio fondatore di “Libera Uscita”

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