Laicità Indispensabile

La rivista “Notizie di Politeia” ospita, nel suo ultimo fascicolo del 2020, tre autorevoli commenti al volume di Giovanni ForneroIndisponibilità e disponibilità della vita una difesa filosofico giuridica del suicidio assistito e dell’eutanasia volontaria” che consentono, anche attraverso la replica dell’autore, di mettere a fuoco in modo sintetico ed esaustivo i punti salienti dell’opera, che ha raccolto un convinto e unanime apprezzamento.

Giovanni Fiandaca riconosce infatti al “ponderoso volume di Fornero il grande merito di aver affrontato un’impegnativa impresa intellettuale nella quale interagiscono sapientemente la speculazione filosofica, la teorizzazione giuridica e l’inclinazione a cogliere i nessi fra le idee generali e i loro possibili riflessi esistenziali sulla vita reale delle persone, in modo che i ragionamenti sviluppati non rimangano costruzioni astratte, sospese nel cielo dei concetti, ma si incarnino nella concretezza dei casi umani.”

Patrizia Borsellino sottolinea inoltre come “l’importante studio pubblicato da Giovanni Fornero sulla dicotomia strategica del binomio Indisponibilità e disponibilità della vita sia realizzato con la sistematicità, il rigore e la chiarezza espositiva di cui l’autore ha dato prova in tutta la sua produzione scientifica, e sia quindi destinato a rappresentare un passaggio obbligato per comprendere quali siano le “radici teoriche ultime” delle controverse questioni di fine vita.”

Per Chiara Tripodina, infine, “Giovanni Fornero si inabissa ad esplorare oltre i confini della contemporaneità ciò che sta sotto la superficie, ovvero i contrapposti e non conciliabili principi della indisponibiltà e disponibilità della vita in un saggio che merita apprezzamento e gratitudine per la completezza e imparzialità della ricostruzione di tutte le posizioni legislative, giurisprudenziali e dottrinarie in materia di diritti nel fine-vita, e per aver osato portare avanti il discorso anche lungo “sentieri poco affollati” con chiarezza e profondità.”

La stretta connessione affermata da Fornero fra teorie giuridiche e filosofia viene riconosciuta e sottolineata in modo particolare proprio sulle questioni di fine-vita da Fiandaca che osserva:
“Se il diritto, e il diritto penale in particolare, è anche filosofia, tra i luoghi tematici in cui questa connessione si fa più intima ed evidente rientrano senza dubbio le controverse e tormentose questioni di fine-vita.
Qualsiasi tipo di disciplina normativa delle situazioni di fine-vita – continua il giurista –  nella misura in cui implica scelte e bilanciamenti tra valori influenzati da (diverse) concezioni della vita e del mondo, esprime inevitabilmente una qualche filosofia e l’ampia e approfondita ricostruzione di Fornero conferma in modo definitivo l’imprescindibile fondamento filosofico di ogni teoria giuridica o presa di posizione legislativa in tema di suicidio, aiuto al suicidio e, più in generale, di eutanasia.”

Fornero ha infatti affermato in proposito che l’approccio giuridico alle problematiche di fine-vita, con le connesse implicazioni sul piano legislativo, è necessariamente condizionato da pregiudiziali filosofiche, etiche e ideologiche, e questo perché i contrapposti e inconciliabili principi della indisponibiltà e disponibilità della vita sono “nozioni fondamentali in senso etimologico in quanto si configurano come idee che stanno alla base di altre idee.”


Tripodina
concorda e rilancia ricordando come uno stesso comportamento possa essere ritenuto umano o disumano, lecito o illecito, raccomandabile o esecrabile a seconda del paradigma professato e sottolinea di seguito come un ulteriore aspetto di problematicità del diritto a morire “è quello che prevede la partecipazione di una terza persona per il conseguimento dell’obiettivo.”

Appare perclò appropriata la precisazione di Fiandaca che osserva come “una questione peraltro ampiamente tematizzata da Fornero, che forse sarebbe preferibile discutere in chiave di premessa, riguarda l’interrogativo se esista un generale diritto al suicidio, visto  che una risposta affermativa fungerebbe da premessa maggiore utile a configurare come diritto anche l’assistenza al morire.”
Ma anche limitandosi a prendere in esame la legittimità morale e giuridica del suicidio manu propria “la risposta all’interrogativo appare condizionata,  in misura forse ancora più accentuata, da premesse ideologiche e assiologiche di fondo che stanno a monte del discorso giuridico, e fortemente lo influenzano.”

Osservando quindi l’unanime consenso sul fatto che l’’approccio giuridico alle problematiche di fine-vita sia  necessariamente condizionato da pregiudiziali filosofiche, etiche e ideologiche che, in sostanza, ne pre-determinano il risultato, non potrebbe essere opportuno fare un passo a lato, e valutare la possibilità di trasferire il confronto sul terreno della Laicità?

In realtà questo ipotetico indirizzo sembra già implicitamente compreso nell’affermazione di Fornero secondo cui “la strada del diritto a impronta permissiva è l’unica che consente di ricorrere alla morte autodeterminata senza obbligare chi non la desidera”, ma appare ancora più esplicitamente espresso nella dichiarata convinzione che “abbandonare questa strada significherebbe tradire i valori della laicità e della democrazia liberale.”

Tradotto in pratica si tratterebbe cioè di denunciare apertamente come alla base del paradigma indisponibilista si celi un’inaccettabile indisponibilità a riconoscere la legittimità dell’altrui libertà di condurre la propria vita secondo i propri valori.
Un atteggiamento prevaricante che non può essere tollerato nel legislatore di una democrazia liberale che, a prescindere dal paradigma che professa personalmente, non può sottrarsi, nell’esercizio della sua attività, al compito di legiferare nelle questioni eticamente sensibili, secondo un’impronta permissiva rispettosa dei principi costituzionali di solidarietà e uguaglianza.

In conclusione, pare ragionevole supporre che dopo aver ricostruito con completezza e imparzialità  tutte le posizioni legislative, giurisprudenziali e dottrinarie in materia di diritti nel fine-vita, e aver portato avanti il discorso “lungo sentieri poco affollati”, di fronte alla definitiva conferma dell’imprescindibile fondamento filosofico di ogni teoria giuridica in tema di suicidio, aiuto al suicidio e di eutanasia, possa essere opportuno gettare il guanto, e sfidare il paradigma indisponibilista sul piano della Laicità, ovvero denunciando la sua intollerabile pretesa di affrontare le questioni eticamente sensibili con un atteggiamento illiberale e prevaricante nel confronti dei sostenitori del paradigma opposto.

Modena 01-03-2021

Maria Laura Cattinari – Presidente
Filippo D’Ambrogi – Vicepresidente

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