Legge sul testamento biologico

Riportiamo questo commento da parte della Consulta romana per la laicità delle istituzioni alla legge più illiberale e anticostituzionale approvata recentemente, dalla camera:
“L’approvazione della legge sul testamento biologico, sulla quale molto si è scritto e detto pur se la crisi dei mercati, la manovra economica e i continui scandali ne hanno sminuito la gravità, è lo specchio della negazione del principio di cittadinanza e della crisi della laicità delle istituzioni nel nostro Paese. Se infatti l’irrazionalità delle norme contenute nella legge, la diffusa disapprovazione dell’opinione pubblica, l’opposizione dei medici nei suoi confronti e la mobilitazione della società civile, già manifestata in occasione dei casi Englaro e Welby, ne imporranno ben presto la radicale revisione non si può minimizzare il suo significato politico.

L’innaturale accordo fra atei devoti e clericali integralisti ha coperto un’operazione politica antidemocratica consentendo ad una maggioranza delegittimata e di ritardare la sua dissoluzione grazie all’appoggio delle gerarchie ecclesiastiche e a queste di accreditarsi come le uniche rappresentanti della Comunità ecclesiale. Al tempo stesso ha consentito ad una corrente di minoranza all’interno del Partito democratico di pretendere di condizionarne le scelte legislative, affermando la sua autonomia e millantando di essere espressione dei cattolici presenti nel partito stesso. Senza legittimare per questo una svalutazione del dibattito culturale sul grave problema del rapporto della persona con la sua vita e riaffermando, senza se e senza ma, il diritto dei cittadini a decidere in piena autonomia sulle terapie da accettare o respingere, la Consulta romana per la laicità delle istituzioni chiama gruppi, associazioni, partiti, e cittadini a fare dell’opposizione aperta alla legge un momento di una sempre più diffusa mobilitazione contro il regime concordatario che, nel violare la sovranità popolare, giunge anche a limitare la libertà personale dei singoli cittadini”.

Consulta romana per la laicità delle istituzioni.
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LEGGE SUL BIOTESTAMENTO APPROVATA

Otto sezioni. Il testo si compone di otto articoli, inizialmente erano nove, ma l’ottavo è stato soppresso da un emendamento del pdl su “autorizzazione giudiziaria”.

No allo stop alimentazione e idratazione. Il primo “riconosce e tutela la vita umana, quale diritto inviolabile e indisponibile, garantito anche nella fase terminale dell’esistenza e nell’ipotesi in cui la persona non sia più in grado di intendere e di volere, fino alla morte accertata nei modi di legge”, e vieta esplicitamente “ogni forma di eutanasia e ogni forma di assistenza o di aiuto al suicidio, considerando l’attività medica e quella di assistenza alle persone esclusivamente finalizzate alla tutela della vita e della salute nonchè all’alleviamento della sofferenza”.

Il secondo articolo è quello sul ‘consenso informato’: “Salvo i casi previsti dalla legge, ogni trattamento sanitario è attivato previo consenso informato esplicito ed attuale del paziente prestato in modo libero e consapevole”.

Modalità delle Dat. L’articolo 3, il cuore della legge, definisce i limiti e le modalità delle dichiarazioni anticipate di trattamento, nelle quali il dichiarante “esprime orientamenti e informazioni utili per il medico, circa l’attivazione di trattamenti terapeutici purchè in conformità a quanto prescritto dalla presente legge”. E’ una delle modifiche dell’ultim’ora: la legge prevede in sostanza che il paziente possa dichiarare esplicitamente quali trattamenti ricevere, ma non escludere quelli a cui non desidera essere sottoposto. In ogni caso il testo ribadisce che alimentazione e idratazione “devono essere mantenute fino al termine della vita, ad eccezione del caso in cui le medesime risultino non più efficaci nel fornire al paziente i fattori nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche essenziali del corpo. Esse non possono formare oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento”.

Altra modifica di oggi, tra le polemiche dell’opposizione, la riduzione di fatto della “platea”: l’applicazione dei biotestamento scatta solo per chi è “nell’incapacità permanente di comprendere le informazioni circa il trattamento sanitario e le sue conseguenze per accertata assenza di attività cerebrale integrativa cortico-sottocorticale e, pertanto, non può assumere decisioni che lo riguardano”. Il quarto articolo stabilisce che le DAT hanno valore per 5 anni e sono rinnovabili.

Assistenza agli stati vegetativi. Il quinto articolo prevede che entro 2 mesi dal varo dela legge vengano istituite dal ministero della Salute “linee guida cui le regioni si conformano” per “assicurare l’assistenza ospedaliera, residenziale e domiciliare per i soggetti in stato vegetativo”.

Familiari. Il sesto articolo fissa la figura del fiduciario nominato dal dichiarante, “l’unico soggetto legalmente autorizzato ad interagire con il medico”. Se un paziente non dovesse nominare un fiduciario (che può essere sostituito in qualsiasi momento e, se nominato, è l’unico legalmente autorizzato a interagire con il medico sulla dat) i suoi compiti saranno adempiuti dai familiari nell’ordine previsto dal codice civile.

Dat non vincolanti. Il settimo sancisce che il biotestamento non sarà vincolante per il medico: “Gli orientamenti espressi dal soggetto nella sua dichiarazione anticipata di trattamento – si legge infatti nel testo – sono presi in considerazione dal medico curante che, sentito il fiduciario, annota nella cartella clinica le motivazioni per le quali ritiene di seguirle o meno”. Soppresso invece il collegio dei medici, inizialmente previsto per dirimere eventuali controversie tra medico e fiduciario.
Registro nazionale. Infine, l’articolo 8 istituisce il registro delle DAT “nell’ambito di un archivio unico nazionale informatico. Il titolare del trattamento dei dati contenuti nel predetto archivio è il Ministero della Salute”.

 

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