In mancanza delle disposizioni anticipate di  trattamento (DAT) la libertà del malato incosciente-incapace rimane ostaggio dei medici.

COMUNICATO STAMPA – Apprendiamo dall’articolo a firma di Gianpaolo Sarti, su La Stampa di ieri, 25 Giugno 2019,  del caso di un signore di 84 anni, Claudio De’ Manzano, che ha dovuto lasciare l’ospedale pubblico presso cui era ricoverato, Neurologica–Stroke Unit di Cattinara (Trieste), perché i medici si opponevano alla richiesta del suo amministratore di sostegno (sua figlia) di sospendere le NIA (nutrizione, idratazione artificiali). L’anziano signore, ha così dovuto essere trasferito presso un’altra struttura (privata) per ottenere l’interruzione dei trattamenti. Infatti, in base al 5° comma dell’art. 3 della Legge n. 219 del 22 dicembre 2017, nei casi in cui la persona non abbia manifestato la propria volontà con le DAT (dichiarazioni anticipate di trattamento), la decisione circa l’interruzione dei trattamenti, se non è avvallata dai medici, è rimessa al Giudice tutelare.

La vicenda, se da un lato conferma l’importanza delle DAT per rendere certa e incontestabile la volontà della persona, dall’altro evidenzia una grave lacuna della legge sul consenso informato, che in spregio al principio d’uguaglianza, sancito dall’art. 3 della nostra Costituzione, tratta diversamente il malato che abbia steso le proprie volontà anticipate rispetto a quello che non vi abbia provveduto per tempo: il primo ha sempre diritto a ottenere la sospensione dei trattamenti, l’altro, solo se i medici vi acconsentono. E, i medici, se non vi acconsentono, possono/devono continuare le terapie – non volute e non richieste – fintanto che l’amministratore di sostegno (o il tutore) non ottiene il semaforo verde dal Giudice tutelare.

Fintanto che il 5° comma dell’art. 3 della Legge n. 219/2017 non verrà modificato, dando prevalenza al rappresentante legale della persona incosciente-incapace sull’eventuale veto dei sanitari, in assenza delle DAT, il malato resterà potenziale ostaggio del paternalismo medico, quand’anche travisato nelle moderne e più rispettabili vesti del rispetto della deontologia professionale e delle buone pratiche clinico assistenziali.

 

p. L’Associazione Libera Uscita

 

Avv. Enrico Bertrand Cattinari

Direttivo Nazionale

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