Il suicidio di Dj Fabo non sia strumentalizzato per rialzare barricate e steccati ideologici

Dopo settimane di polemica per il caso di Fabiano Antoniani, in arte Dj Fabo, cieco e tetraplegico in seguito a un incidente, recatosi in Svizzera per ottenere il suicidio medicalmente assistito, sorge legittima la preoccupazione che questa vicenda non venga strumentalizzata in negativo, a pochi giorni dall’arrivo alla Camera, prevista per il 13 marzo, della legge sul testamento biologico.

Ottenere il diritto di ciascuno a decidere del proprio fine vita è un obiettivo davvero importante, ma richiede grande attenzione e pacatezza. Non può essere perseguito cercando visibilità a tutti i costi, o alimentando il caos mediatico. Il vuoto d’informazione sulle condizioni in cui versava Dj Fabo non ha consentito neppure di comprendere che il giovane sopravviveva grazie a trattamenti di sostegno vitale, dei quali anche in Italia avrebbe potuto ottenere l’interruzione per essere accompagnato, con la sedazione profonda, alla fine voluta.

Dj Fabo e Marco Cappato hanno costretto i media a parlare nuovamente di fine vita e speriamo davvero che ciò serva ad accelerare il varo di una legge sul Testamento Biologico. Ma affinché questa legge abbia al centro la persona e la sua volontà, occorre che la vicenda di Fabo non venga strumentalizzata per rialzare gli steccati ideologici e non divenga alibi per qualche Deputato indeciso per abbandonare il fronte dell’autodeterminazione.

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