Mario Riccio: Medici all’ordine dei medici: “Non in mio nome”

Con la comunicazione n. 41 della Federazione Nazionale degli ordini dei Medici Chirurghi e degli odontoiatri, il Presidente, rivolgendosi ai presidenti degli ordini provinciali e ai presidenti delle commissioni per gli iscritti all’albo degli Odontoiatri, allega una nota inoltrata al Presidente del Comitato Nazionale per la Bioetica quale posizione della FNOMCeO.


Leggiamo qui testualmente: “Ove il legislatore ritenga di modificare l’art. 580 c.p. e, quindi, di non ritenere più sussistente la punibilità del medico che agevoli “in qualsiasi modo l’esecuzione” del suicidio, restano valide e applicabili le regole deontologiche attualmente previste dal Codice”.


In questo passaggio ci si riferisce in particolare all’art. 17 del Codice, dove attualmente si dice che “Il medico, anche su richiesta del malato, non deve effettuare né favorire trattamenti finalizzati a provocarne la morte”.


Il fatto che il Presidente dell’Ordine a cui aderiamo affermi che il Codice deontologico sia superiore a una legge dello Stato è un fatto grave. Noi medici, così come ogni altro cittadino, siamo assoggettati prioritariamente alla legge.


Abbiamo esempi storici chiari in cui il Codice deontologico è stato modificato, ad esempio con l’entrata in vigore della legge 194/1978. Se prima il Codice vietava di eseguire interruzioni volontarie di gravidanza, dall’entrata in vigore della nuova normativa, quell’articolo fu abolito così come dovrebbe essere doverosamente fatto nel caso in cui il Parlamento o la Corte costituzionale aprissero alla morte medicalmente assistita sotto forma di eutanasia o assistenza al suicidio. 

 

Fonte: https://www.associazionelucacoscioni.it/notizie/comunicati/lordine-dei-medici-leutanasia-medici-diciamo-non-mio-nome/

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