Potresti aver messo al mondo un piccolo genio se tuo figlio è nato in uno di questi tre mesi: il recente studio conferma un’intelligenza superiore alla media.
Ci sono domande che prima o poi tutti i genitori si pongono. Quanto contano i geni? L’ambiente? L’educazione? E se ci fosse anche un altro fattore, più silenzioso, che entra in gioco fin dalla nascita? Negli ultimi anni, alcune ricerche scientifiche hanno iniziato a osservare un dettaglio spesso sottovalutato: il periodo dell’anno in cui si nasce. Un elemento apparentemente banale, ma che potrebbe avere più peso di quanto immaginiamo sullo sviluppo cognitivo dei bambini.
Secondo uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Harvard, esisterebbe una correlazione interessante tra mese di nascita e alcune capacità cognitive, come memoria, attenzione e rendimento scolastico. Nulla di deterministico, ma un dato che sta facendo discutere.
Gli studiosi non parlano di “genialità innata”, né di destini già scritti. Il punto centrale è un altro: il contesto biologico e ambientale nei primi mesi di vita. Fattori come l’esposizione alla luce solare, i livelli di vitamina D, la stimolazione sensoriale precoce e perfino il momento in cui il bambino inizia la scuola possono influenzare lo sviluppo cognitivo. Chi nasce in determinati periodi dell’anno, secondo i ricercatori, potrebbe beneficiare di una combinazione più favorevole di questi elementi.
Lo studio ha analizzato dati su larga scala, incrociando risultati scolastici, test cognitivi e informazioni anagrafiche. E da questa analisi è emerso un pattern curioso, che ha attirato l’attenzione della comunità scientifica.
I ricercatori hanno osservato che alcuni bambini mostrano, in media, performance leggermente superiori in test legati al linguaggio, alla memoria e alla capacità di concentrazione. La spiegazione non è legata al mese in sé, ma a ciò che accade subito dopo la nascita. Nei primi mesi di vita, il cervello è estremamente plastico. Un ambiente ricco di stimoli, una migliore regolazione dei ritmi sonno-veglia e un corretto apporto di luce naturale possono fare la differenza. Ed è qui che entra in gioco il periodo dell’anno.
Solo a questo punto emerge il dato che ha fatto più rumore. Secondo lo studio, i bambini nati tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, in particolare nei mesi di febbraio, marzo e aprile, mostrano in media alcuni vantaggi cognitivi rispetto ai loro coetanei.
La teoria è che questi bambini attraversino fasi chiave dello sviluppo durante periodi dell’anno più favorevoli: maggiore esposizione alla luce nei mesi successivi, ritmi biologici più stabili e un ingresso a scuola spesso leggermente posticipato rispetto ad altri, fattore che può incidere sull’apprendimento. È importante sottolinearlo: si parla di probabilità statistiche, non di certezze individuali. Molti altri fattori restano decisivi, dall’ambiente familiare alla qualità dell’istruzione.
Questo tipo di studi non serve a creare ansia o confronti inutili. Al contrario, rafforza un messaggio chiave: lo sviluppo dell’intelligenza è il risultato di molte variabili, e l’ambiente continua a giocare un ruolo fondamentale anche dopo la nascita. Stimolazione, lettura, dialogo, gioco e affetto restano gli strumenti più potenti per favorire le capacità cognitive di un bambino, indipendentemente dal mese in cui è nato. Il mese può dare una piccola spinta. Tutto il resto lo fa il mondo che gli costruiamo intorno.